Guardo il mare e penso….

In questi giorni diversi, in cui la nostra routine è stata sconvolta da un virus imprevedibile, che mi ha costretto a rinunciare a volare per riabbracciare le mie figlie e la mia nipotina, sto cercando di farmi forza, di concentrarmi sul fatto che in mezzo a tante persone malate noi stiamo bene, e di convincermi che passerà presto.

Benedico la tecnologia che mi permette di vedere ogni giorno i visi che tanto amo, di parlare con loro ogni volta che lo desidero e, senza che io l’abbia cercato mi torna alla mente il ricordo di mia mamma e di mia nonna.

Ho conosciuto pochissimo mia nonna : abbiamo sempre vissuto a oltre mille chilometri di distanza, che oggi sono nulla, percorsi in aereo, ma che sono stati infiniti, insormontabili, quando ero bambina io, ed ancor prima, quando mia mamma si trasferì a vivere qui.

Eppure ho amato ugualmente quella vecchina vestita di nero che osservavo nelle  poche foto che avevo, l’ho amata nelle parole di mia madre e nella tenerezza che vi sentivo dentro. Tenerezza e senso di colpa nel sapere di non potere essere presente nel suo invecchiare.

L’ho amata perchè in ogni lettera che arrivava, a cadenza regolare,c’era sempre un pensiero per noi bambini e magari una figurina bella, ritagliata da un giornale, che per me aveva un valore grandissimo : era il mio legame con lei, sapevo che mi voleva bene.

Non avevamo neppure il telefono, allora, le lettere erano l’unico modo per tenersi in contatto e ricordo bene quanto si agitava mia mamma se tardavano ad arrivare.

La mia famiglia non aveva grandi possibilità economiche : lavoravano in due, i miei genitori, ma c’eravamo noi figli da crescere, il mutuo da pagare, viaggiare costava caro, di conseguenza raggiungere le rispettive famiglie era difficile e raro.

Se papà andava restavamo a casa con la mamma, e lei rinunciava.

Ricordo solo un paio di volte in cui tutti e quattro facemmo il viaggio insieme, che mi sembrò infinito…il treno la sera tardi, le cuccette scomode, il ferry boat, il colore del mare , la Madonnina nello stretto, la parlata diversa, le parole che non capivo, l’abbraccio delle zie e della nonna, piccola, magra, vestita di nero come nelle foto, con la sua crocchia bianca e lo sguardo dolce.

Ora quei ricordi sono come un sogno fatto tanto tempo fa, ma ben impressi nella mia memoria.

Oggi ripenso a quanto devono avere sofferto, per la reciproca lontananza, mia mamma e sua madre.

Quel salutarsi e davvero sapere che sarebbe passato tempo, tanto tempo prima di rivedersi di nuovo.

Ora che sono mamma e nonna anch’io capisco e vedo cose che prima non vedevo.

Finora anche la lontananza mi è sembrata superabile.

Appena avevo qualche giorno libero dal lavoro prendevo un aereo e raggiungevo il mio pezzo di cuore oltremanica,e dopo il pensionamento ancora più spesso.

E adesso siamo in pausa, siamo tutti dispiaciuti e tristissimi, non ci vedremo di persona, ma passerà presto, ci diciamo , e intanto ci possiamo vedere in videochiamata, la piccolina bacia lo schermo e noi continuiamo ad essere i nonni nel telefono .

E’ già moltissimo, paragonato a quello che hanno vissuto mia madre e mia nonna . Devo imparare dalla loro forza ad accettare quello che, sono sicura, sarà presto solo un brutto ricordo .

Queste due figure femminili, così apparentemente fragili ma enormemente forti dentro sono il mio esempio ed il mio coraggio in questo momento difficile.

 

 

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